Qualcuno salvi l’antimafia

Qualcuno salvi l’antimafia. Dalla mitologia dell’Agenda Rossa, rivelatasi un parasole, siamo precipitati nella patafisica applicata alla mafia. Non è possibile che ogni scemenza diventi un titolo. Non merita nessuna pietà Totò Riina, ne siamo consapevoli, ma è anche un padre che parla a un figlio, sa pure di essere intercettato, tutto è registrato e se ai colloqui coi familiari si lascia andare ad amenità – da “Schifani è un genio”, un must di qualche tempo fa, al recentissimo “la Juve è una bomba” – non c’è da inquietarsi al punto di aprire nuove indagini, dedurre strategie e regalare ai giornali strilli su nove colonne.
22 AGO 20
Immagine di Qualcuno salvi l’antimafia
Qualcuno salvi l’antimafia. Dalla mitologia dell’Agenda Rossa, rivelatasi un parasole, siamo precipitati nella patafisica applicata alla mafia. Non è possibile che ogni scemenza diventi un titolo. Non merita nessuna pietà Totò Riina, ne siamo consapevoli, ma è anche un padre che parla a un figlio, sa pure di essere intercettato, tutto è registrato e se ai colloqui coi familiari si lascia andare ad amenità – da “Schifani è un genio”, un must di qualche tempo fa, al recentissimo “la Juve è una bomba” – non c’è da inquietarsi al punto di aprire nuove indagini, dedurre strategie e regalare ai giornali strilli su nove colonne.
Qualcuno salvi l’antimafia da cotanto ridicolo. Riina, oltretutto, è anche tifoso del Milan e se vale il principio del lapsus, tutta quella bomba a proposito di una squadra storicamente avversaria rivela, anzi, corrobora l’ipotesi più acclarata – la trattativa “stato-mafia” – e dà sostanza alla fatica di un puzzle tanto cervellotico quanto pazzotico. “Bisogna difendersi”, ha ancora detto nel colloquio il capo dei capi al figlio. “La Juve è una bomba e bisogna difendersi”, ha precisamente proferito e dato che Riina non ha ancora tradito la squadra il cui presidente è Silvio Berlusconi, in bocca sua, e la registrazione conferma, resta un fior di segnale. Vorrà dire che ci si dovrà buttare ai materassi in attesa della partita prossima, nel girone di ritorno?
Qualcuno faccia qualcosa per salvare l’antimafia. Altrimenti suona strano che ancora, nelle procure, nessuno si sia soffermato su questa indicazione data dal vecchio padre al figlio in visita. Se ne potrebbe ricavare un teorema più che una teoria, una carriera più che uno stralcio d’indagine e poco importa che la Juve abbia effettivamente sconfitto il Milan quando perfino Emilio Fede – un altro intellettuale della giustizia – non tifa più per i rossoneri.
Questa macabra comica della trattativa stato-mafia è cosa che non finisce più. E’ un processo tutto da scrivere, è un capitolo della fantasia ideologica a cui non crede più nessuno e, se agli inquirenti servono sempre nuovi tasselli semantici come neppure nel più squinternato seminario del Dams se ne potevano immaginare, non resteranno altre retoriche che i luoghi comuni: non abbassare la guardia e tenere alta la tensione nel frattempo che la Juve segna il gol.